Intervista a Diego Giachetti: musica, discografia e vita da DJ.

30/12/10 | Interviste » Rubriche

 

Siamo con Diego Giachetti, DJ, compositore e co-fondatore di una nuova etichetta discografica. Diego parliamo dell’arte del “fare il DJ”. Fare il DJ vuol dire riproporre l’arte altrui o è essa stessa un arte?

“Innanzitutto Ciao! Il DJ nasce come qualcuno che mette musica altrui. Un ruolo spuntato negli anni ’70, epoca in cui prende vita la disco music; a quei tempi alcuni gruppi di persone iniziarono a ritrovarsi in casa – in ambienti ristretti e riservati – e lì mettevano dischi, mettevano musica.

Con la nascita dei campionatori e dei computer molti musicisti o DJ si avvicinarono a quella nuova tipologia di fare musica che oggi chiamiamo musica elettronica. In questo percorso si inserisce la figura del DJ, colui che mette musica di altri ma passa anche la propria”.

Sempre a proposito dell’attività del DJ… Molti addetti ai lavori fanno notare come le selezioni musicali proposte dai DJ in giro per locali e discoteche siano sempre più “ritmo e meccanicità” e meno “qualità e varietà”. Se condividi questa impressione, ciò è dovuto alla superficialità dei tempi, alla mancanza di gusti più variegati o a cos’altro ancora? E tu come ti distingui? 

“Credo che si debba fare differenza tra locale e locale. Penso che tu ti riferisca alla musica più ritmata e povera di melodia: tanta groove e poche parole. In molti locali effettivamente si ascolta una musica martellante dove vi sono tante parti di basso/batteria e poche melodie. Ci sono però altri locali dove si creano situazioni diverse e si può ascoltare una musica di diverso genere. C’è da dire che la sua parte la gioca anche la compressione, molta musica elettronica si basa su una forte compressione che accentua i bassi, così sembra che ci siano solo quelli e non si sente tutto il resto. Io mi sono aperto anche alla musica più melodica; ho proposto soluzioni ibride in collaborazione con degli amici musicisti, inserendo nella ritmica per esempio parti di flauto”. Fondamentalmente sono per entrambi i generi: groove/ritmo e melodia”.

A parte l’attività di DJ, sappiamo che hai fondato un’etichetta discografica… Raccontaci di Blaster Firm Records… Non è che uno si sveglia la mattina e decide di fondare una casa discografica.

“No non proprio, però quasi. Blaster Firm è una cosa a cui penso da anni. Per tutta la vita ho comprato i dischi senza capire cosa ci fosse dietro, quale processo ci fosse a monte di quel manufatto col quale mettevo musica. Non sapevo nemmeno cosa fosse una major. Poi ho cominciato a interessarmi al mondo della discografia cercando di capirne i meccanismi. Un po’ di tempo fa un amico, la persona con cui ho fondato l’etichetta, mi fece la proposta di creare Blaster Firm Records. Lui aveva un marchio streetwear, Blasterfirm, e con la sua esperienza nel campo dell’abbigliamento aveva conosciuto diversi giovani musicisti. Chiese a me, per la mia conoscenza del mondo della musica, di aiutarlo in questo progetto; l’idea era di dar vita prima di tutto ad una comunità di musicisti che condividessero il loro pubblico. Questo è in effetti il primo obbiettivo di Blaster Firm Records: creare una comunità di musicisti di ogni genere musicale che abbia la possibilità di esprimersi e condividere le loro esperienze”.

Cambiamo argomento. Scandagliando il web mi capitò di imbattermi su Facebook in un topic di tua creazione: “Fare Musica a Siena”… Che cos’è?

“Sentendo che nella nostra città scarseggiavano gli spazi per fare musica, volli fare un’indagine attraverso il web per capire se altre persone, come me ed altri musicisti con cui avevo analizzato il problema, avevano la mia stessa impressione. Ha così trovato conferma la sensazione che molti musicisti in zona avevano difficoltà a trovare spazi per esibirsi e che, conseguentemente, molti amanti della musica non vedevano soddisfatto il loro desiderio di assistere a dei concerti. Gli imprenditori, oltretutto, ossia coloro che potrebbero investire sui locali e – dunque creare palcoscenici in zona – non se la sentono di investire perché percepiscono che il momento non è propizio. Questa complessa situazione alla fine impoverisce la realtà musicale dalle nostre parti. Il paradosso è che a Siena vi sono molte scuole di musica, anche prestigiose; poi però mancano i luoghi per mettere in pratica quanto appreso. Io comunque non voglio prendermi il merito di aver sollevato la questione, ho solo dato voce a un sentimento comune… Senza negatività o polemica, ma solo con lo spirito di capire cosa stesse succedendo. Se fossi stato solo io a sottolineare il problema a ben poco sarebbe valsa la mia opinione, la presenza di centinaia di persone sul forum “Fare Musica a Siena” dimostra invece che la questione ha una certa rilevanza.”.

Un mese e mezzo fa in una trasmissione televisiva nazionale un grande discografico italiano affermò: “se dovessi produrre quello che piace a me… Oggi non produrrei più niente”. A partire da questa frase è possibile fare una riflessione per capire quale direzione stia prendendo la musica. Negli anni settanta i gusti del discografico coincidevano con i gusti della massa, adesso che succede?

“I format musicali cambiano a seconda delle epoche. Gli imprenditori della musica vendono un prodotto, come martelli o chiodi. Il discografico vende musica. Che questo sia nobile o meno è un altro discorso. Oggi vediamo moltissimi artisti “commerciali” che offrono un prodotto di facile acquisizione, abbordabile per il pubblico. Ma ciò dipende da come girano la società ed i gusti più che dalla musica. Il discografico dunque produce ciò che può vendere, e non necessariamente questo coincide con i suoi gusti personali (bisognerebbe poi vedere quali sono i suoi gusti nello specifico). Nel nostro caso la Blaster Firm non vive per fare profitto; questo ci da la possibilità di fare musica per fare arte, diamo spazio a ciò che pensiamo sia arte. Senza false ipocrisie dico che noi possiamo operare una scelta di questo tipo perchè ce lo possiamo permettere, nel momento in cui ci dovessimo confrontare col profitto le cose di certo cambierebbero un po’”.

30/12/2010

MULTIMEDIA
Fotogallery