La cultura referendaria e il Comitato per l’Acqua

20090716-risparmio-idricoLa Repubblica Italiana affonda le sue radici nella cultura referendaria. La nostra repubblica, non a caso, nasce il 18 giugno 1946, giorno in cui viene proclamato il risultato del referendum indetto due settimane prima per decidere il futuro ordinamento nazionale, tra monarchia e repubblica.

Nel corso della seconda metà del novecento italiano il referendum, pur avendo funzione quasi sempre abrogativa, ha continuato ad essere un potente strumento in grado di sancire alcune importanti tappe nell’affermazione di principi civici. Questioni come il divorzio, l’aborto, il finanziamento pubblico ai partiti o lo sviluppo di energia nucleare sono passate dal vaglio dei referendum; testando via via il termometro dell’opinione pubblica e della partecipazione democratica nel paese.

Referendum è il gerundio latino del verbo referre, ossia riportare, restituire, consegnare. Ed in effetti il referendum, nel suo senso più ideologico ed astratto, è proprio una restituzione, una riconsegna. E’ come se in certi casi, controversi e particolari, fosse necessario che i rappresentanti di una comunità restituissero il potere decisionale agli elettori. Il referendum quindi – forse ancor più delle elezioni – è una concreta espressione democratica; poiché i votanti nel referendum prendono una decisione diretta, e non delegano.

All’avvicinarsi di una nuova tornata referendaria, prevista per il 13 e 14 giugno prossimi, è interessante chiedersi quale sia lo stato attuale dell’istituzione referendaria. Nell’Italia di oggi, sotto i nostri occhi, esiste ancora una cultura del referendum? Esiste ancora una voglia di partecipazione dal basso? Probabilmente esisterebbero ottime ragioni per rispondere in maniere diametralmente opposte. Ma forse il modo migliore per affrontare la questione è raccontare una storia di ordinaria cultura referendaria.

Questa storia inizia sabato 7 maggio; nel giardino della facoltà di Economia, presso piazza San Francesco (SI). Quella sera, in occasione della Notte dei Beni Comuni, è prevista una programmazione con tre diversi concerti. Durante la serata tuttavia la mia curiosità viene attirata da un banchetto ai margini del prato; dietro al banchetto sono appostati due ragazzi intenti ad annotare qualcosa su dei fogli. Mi avvicino e chiedo spiegazioni. I due mi informano che stanno raccogliendo firme e dati per permettere agli studenti fuori sede di partecipare al voto referendario.

La cosa mi pare interessante, così decido di approfondire la questione in un successivo incontro diurno. Pochi giorni dopo mi incontro così con Antonio Iannello e Martina Concetti, i due studenti – entrambi fuori sede – fanno parte attivamente del Comitato Acqua Pubblica Siena, a sua volta coordinato a livello nazionale dal Forum Nazionale dei Movimenti per l’Acqua.

Il Forum Nazionale – mi spiegano – nasce circa dieci anni or sono, è appoggiato in maniera eterogenea da numerose forze politiche, tuttavia si tratta di un movimento apolitico. Il comitato locale, come altri in tutto il paese si sta occupando, in vista del prossimo referendum, di informare la cittadinanza circa i quesiti referendari e di dare la possibilità a coloro che vivessero lontano dal proprio seggio di riferimento di partecipare al voto. Attraverso meccanismi e procedure previste di per sé dall’istituto referendario è infatti possibile ottenere un tot di posti al seggio anche per i non residenti.

Il comitato referendario senese riuscirà a mobilitare circa 1200 posti in tutta la provincia, ed altre iniziative del genere sono organizzate in questi giorni da formazioni politiche promotrici del referendum e non.

Dice Antonio Iannello: “Il nostro obbiettivo è informare la gente sui temi sollevati dai quesiti referendari, e dare la possibilità di voto a coloro che sono lontani da casa. Non è propaganda, ma conoscenza”.

Dice Martina Concetti: “Il problema non è la privatizzazione dell’acqua in sé, l’acqua può essere teoricamente anche privata, ma l’importante è che non debba necessariamente esserlo. Mentre secondo le normative che il referendum propone di abrogare entro il 2013 il 75% dell’acqua pubblica dovrà essere gestita da privati”.

Tornando sul Comitato Acqua Pubblica Siena i miei interlocutori mi raccontano che a Siena ci sono circa una quindicina di persone attive sul territorio, più altri che danno una mano sporadicamente. Oltre ai banchetti ed altre attività “on the road” è programmato un appuntamento di approfondimento in materia: il 25 maggio – nell’ambito della rassegna Il Lavoro Culturale – Tommaso Fattori (rappresentante toscano del Forum Nazionale dei Movimenti per l’Acqua) illustrerà la filiera dell’acqua dalla sorgente al rubinetto, per approfondire le dinamiche della distribuzione di questo bene primario.

“Gli spostamenti sono uno dei problemi principali che dobbiamo fronteggiare” prosegue Antonio Iannello; come portare i ragazzi, spesso non auto-muniti, a votare nei seggi sparsi per la provincia? Per risolvere questo inconveniente il Comitato sta informando circa i mezzi pubblici a disposizione e organizzando spostamenti coordinati. Un’altra curiosa soluzione ipotizzata dal gruppo di attivisti è la pianificazione di “gite al mare con voto”, ossia giornate al mare nei pressi di seggi elettorali vicini alla riviera. “Un modo per trasformare una scusa per non partecipare – concludono i due quasi in coro – in una buona ragione per farlo”.

 

Info:

http://www.facebook.com/pages/comitato-acqua-Pubblica-Siena/117108651640524

http://www.acquabenecomune.org/

 

23/05/2011

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