The Pro: una banda di super-idioti

pro_4thprintC’è un qualcosa della mentalità americana che non può non venir notato sia da chi conosce ed adora gli Stati Uniti che da chi li considera l’origine di gran parte dei mali del mondo, ed è una certa qual fanciullezza. O per meglio dire, di un miscuglio di naiveté, buonismo e idealismo che li fa sembrare – spesso a torto, beninteso – una sorta di ragazzoni, adorabilmente incorreggibili ma a volte completamente incomprensibili. E poche espressioni di questa loro generalizzazione caratteriale sono più evidenti di quella che vediamo raffigurata nei supereroi: nel mito dei superuomini vestiti di bandiere, paladini indefessi di bene, giustizia, torta di mele e tutto il resto. Ma è un lusso che ci possiamo permettere, sia loro che noi, di questi tempi?

pro3Sembra essere questa la domanda che l’irlandese Garth Ennis – di cui abbiamo già scritto in questa rubrica per il suo 300 - aveva in testa quando ha scritto The Pro, un racconto grafico di 48 pagine che sotto la scorza di una satira degna di un Giovenale sotto anfetamina nasconde una serie di riflessioni da non sottovalutare. La protagonista della storia è, nientemeno, una prostituta. E non parliamo di una escort d’alto bordo, come usa dire oggigiorno, ma di una povera battona da tre lire dei bassifondi di New York; una persona sola in un mondo che non fa sconti a nessuno, con un bambino sul groppone, l’affitto da pagare e un lavoro che comprensibilmente non la entusiasma. Tutto cambierà quando, nel più classico luogo comune del mondo super, le verranno donati poteri sovrumani a sua insaputa – cosa che, altrettanto ovviamente, porterà una esilarante versione alternativa della Justice League of America a tentare di arruolarla. Da questo punto in poi la storia si dipanerà lungo una serie impressionante di coltellate, schizzi d’acido e battute al vetriolo verso ogni immaginabile tòpos del supereroismo, senza tralasciare l’imperdibile scena dell’equivalente di Superman che cede ad un momento Lewinski dagli esiti piuttosto imprevedibili.

proSarebbe facile far notare che The Pro non è altro che una collezione di battutacce da quindicenne puntate sui miti del fumetto americano: facile e sbagliato, perché l’opera di Ennis e del disegnatore Jimmy Palmiotti è, semmai, lo scontro tra due puerilità diverse. Se infatti è puerile immaginare cosa potrebbe combinare una mignotta di borgata in uno scontro tra supereroi e supercattivi, o come potrebbe sfruttare i suoi poteri per migliorare il rendimento sul lavoro, che dire di chi ancora crede che qualcuno arriverà sempre e comunque a rimettere a posto le cose? Credere che in un mondo di terroristi suicidi, bambini soldato ed altri orrori inimmaginabili tutto possa essere risolto da un ammasso sorridente di muscoli in calzamaglia – e arrivederci al prossimo numero, ché c’è da tirare avanti la baracca – è ben più infantile di qualsiasi profanità la protagonista di The Pro possa mai combinare. Questo è il vero messaggio di Ennis, la cui conclusione agrodolce è una sola, e cioè che è ora di crescere. Crescere come artisti, di certo, ma anche come esseri umani, perché continuare a credere nell’onnipotenza e nell’infallibilità delle autorità superiori è esattamente come credere all’esistenza di un mondo dove c’è solo il bene o il male, il giusto o lo sbagliato, i buoni od i cattivi. Un mondo, per l’appunto, da fumetto.

 

09/06/2011

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