Il Rinascimento tecnologico di Deus Ex

Ritorno dalle ferie estive anche “Roba da Ragazzi”, quest’anno in forma quindicinale. Come sempre ci occuperemo degli esempi più meritevoli di narrazione videoludica e fumettistica che queste industrie culturali hanno da offrire, e come sempre commenti, osservazioni e suggerimenti sono più che benvenuti. Buona lettura.

Deus-Ex-Human-Revolution-logoA poca distanza dal decimo anniversario dell’undici settembre, mentre la memoria storica comincia ad allungarsi sulle macerie di ground zero, una delle cose che rimangono più a lungo nella memoria di tutti noi è la sensazione di incredulità che quelle immagini ci hanno lasciato. Prima di quel giorno, paradossalmente, l’idea di un attacco terroristico a New York era territorio calpestabile da parte di scrittori e sceneggiatori, mentre a posteriori attorno all’isola di Manhattan è scesa un aura di pudore che fa osservare con uno sguardo diverso gli scenari di una catastrofe terroristica nella grande mela.

 

Uno di questi, ovvero la Statua della Libertà in macerie, era contenuto nelle prime immagini di Deus Ex, un gioco del 2000 nel quale il futuro prossimo dell’umanità era visto come uno scontro tra potenti e gente comune sul controllo delle risorse del pianeta, mentre la scienza aveva portato le nanotecnologie fin dentro i corpi di uomini e donne. Deus Ex riscosse un successo di critica e di pubblico vastissimo ed unanime non solo per la credibilità del suo universo ma anche per la libertà che garantiva al giocatore, che nei panni di un agente speciale delle Nazioni Unite poteva decidere in tutto e per tutto sia il proprio stile di gioco che in quale direzione dirigere il corso degli eventi, con conseguenze politiche su scala planetaria.

deus_ex2Undici anni ed un sequel dimenticabilissimo dopo, la saga di Deus Ex è tornata alla ribalta con il terzo capitolo della serie, quello che molti considerano essere – e a ragion veduta – il vero successore dell’originale, ovvero Human Revolution. A differenza del primo episodio, ambientato nel 2052, Human Revolution avvicina la narrazione al futuro prossimo del 2027, sostituendo la nanotecnologia con protesi elettromeccaniche (le stesse che consentono oggi a soldati mutilati di tornare a viver, e ad atleti privi di gambe di correre nelle Paralimpiadi) e ponendo una domanda di fondo che appare tremendamente attuale; se già oggi siamo circondati di tecnologie che estendono la portata della nostra voce, del nostro udito e della nostra vista, cosa succederebbe alla società se tali tecnologie diventassero a tutti gli effetti parte del nostro sensorio? Senza spingersi in facili macluhanianismi, per così dire, che alcuni cyborg siano già tra noi è un dato di fatto, ma fin quando un organismo del genere potrebbe dirsi ancora umano, nella sua mente e nel corpo sociale ben prima che nelle definizioni teoriche? E con quali conseguenze, in termini di dibattito pubblico?

deus-ex-human-revolution-dark-dirty-citySono queste le domande che tormentano il protagonista Adam Jensen, un dirigente addetto alla sicurezza della Sarif Industries – l’azienda leader del settore delle protesi cibernetiche in Human Revolution – la cui vita viene salvata dopo un attentato sul luogo di lavoro tramite una massiccia sostituzione dei suoi arti ed organi con componenti artificiali. Il contraccolpo psicologico di quest’evento tormenta Jensen senza sosta, e lo spingerà a cercare la verità dietro quell’attacco terroristico, offrendo al giocatore un panorama estremamente credibile di una società nella quale il divario tra ricchi e poveri si traduce nello scontro al calor bianco tra i sostenitori delle tecnologie cibernetiche e chi le considera un’aberrazione dell’ordine naturale. Anche qui la libertà garantita al giocatore è quasi totale, consentendo di decidere non solo se essere macchine per uccidere o maestri del sotterfugio, ma anche come rispondere alle tematiche presenti in Human Revolution. E coerentemente col primo Deus Ex il mondo di Jensen è un mélange ipnotico di panorami alla Blade Runner, cospirazioni globali e rappresentazioni dei paradossi di una società che è fin troppo simile alla nostra per ridurla ad un semplice mondo di fantasia.

Certo sempre di roba da ragazzi si tratta, coerentemente con il titolo di questa rubrica, e in quanto tale Human Revolution è ben lontano dalla profondità di analisi dei futurologi professionisti: ma al pari di film come il già citato Blade Runner, l’impatto della sua potenza narrativa è immediato ed innegabile, così come la sua splendida realizzazione tecnica e il ventaglio di opzioni attraverso le quali al giocatore è concesso di far procedere la storia in direzioni completamente diverse.

 

http://www.youtube.com/watch?v=Q_2MDt5ZaKY

 

17/09/2011

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