L’uomo del braccio

30/10/11 | Teatro

my_arm_photo_emanuela_giuranoSecondo appuntamento con Teatrinscatola, la rassegna senese di casa alla Sala Lia Lapini, che ha portato in città l’Accademia degli Artefatti. Il gruppo romano vincitore nel 2005 e nel 2009 del Premio UBU e di un Premio della Critica Teatrale nel 2010 mette in scena My Arm, il monologo dell’artista inglese Tim Crouch, per la regia di Fabrizio Arcuri.

Servendosi di video, musica e oggetti di vario tipo, un trentenne inglese racconta in un monologo la sua vita. Nato e cresciuto all’Isola di Wight nel bel mezzo degli anni Settanta, il giovane protagonista dopo aver dimostrato di riuscire a stare quattro mesi senza andare di corpo, decide di lanciare una nuova sfida a sé stesso, ai genitori, al mondo: riuscire a stare più tempo possibile con un braccio alzato. Dopo vent’anni ha ancora il braccio sopra la testa e dopo essere stato emarginato ed incompreso, è diventato un fenomeno sociale ed artistico, che vive e muore del suo braccio, arto marcio, ma anche unico superstite del suo corpo mai integrato nella società. Il gesto estremo che il ragazzo fa procurandosi la morte, è una ribellione intima e senza spiegazioni, atto che urla al mondo la sua inadeguatezza, la sua noia.

Matteo Angius nei panni de “l’uomo del braccio” fa del racconto della sua vita un continuo interrogare il pubblico, e con andatura insicura e ironica mette in scena tutte le contraddizioni della sua infanzia, che assume toni tragici e comici al tempo stesso. Colonna sonora live di Emiliano Duncan Barbieri, due schermi, una telecamera, un tavolo, una sedia: con questi oggetti viene costruito un teatro parallelo, in cui i vari orologi, fazzoletti e penne presi in prestito dal pubblico sono la mamma, il padre, il fratello, protagonisti del passato, inquadrati dalla telecamera che circoscrive i flashback del racconto. Lo schermo più grande mostra invece il protagonista da giovane che dialoga con quello del presente, in uno scambio sincronico di gesti e movimenti, seppur nevrotici e solitari. La drammaturgia di questo spettacolo costringe a ripensare tutto il teatro, in funzione dell’arte contemporanea, della critica e del pubblico.

Teatro d’attore, di narrazione, d’immagine, My Arm è una pièce che diverte e destabilizza, soprattutto perché Angius ci guarda continuamente negli occhi strappandoci dalla poltrona di spettatori e costringendoci a partecipare, fino a farci desiderare di avere anche noi il coraggio per alzare la nostra mano in mezzo alla folla.

 

(foto di Emanuela Giurano)

 

 

29/10/2011

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