La mitologia moderna del fumetto

23/12/11 | Roba da ragazzi

Si può pensare che nella società contemporanea non ci sia più spazio per saghe mitologiche come quelle della cultura classica. Ma a ben vedere si possono trovare molti aspetti in comune tra la mitologia e le serie a fumetti della Marvel o della DC Comics, non ultima quella di averne riesumato personaggi famosi come Ercole.

In primo luogo, se nella mitologia classica gli eroi sono spesso dei semidei, a metà strada quindi tra la condizione umana e l’invulnerabilità e onnipotenza divina, nei cosiddetti “universi” Marvel o DC Comics, i super-eroi sono di norma anch’essi personaggi più che umani ma mai totalmente invincibili. Questa vulnerabilità caratterizza anche quei personaggi di origine non umana, come Superman, il supereroe per eccellenza. Anche nella mitologia classica gli eroi sono vulnerabili e, anzi, normalmente muoiono come i comuni esseri umani. Eccezione eccellente del mondo dei fumetti è Thor, supereroe ma anche divinità a tutti gli effetti, a cui però è stato affiancato un alter-ego umano – il dottor Blake – che lo ha reso “spiritualmente” più vicino ai comuni mortali che non agli dei. Il caso opposto sono invece quei supereroi senza superpoteri, come Iron Man o Batman, che possono però essere accostati agli eroi della tradizione classica che non vantano origini divine ma non per questo meno famosi o importanti come Ulisse o Ettore.

Un altro parallelismo riguarda le versioni delle loro storie: per entrambi i generi, infatti, non ne esiste una sola ma si hanno diverse reinterpretazioni, in base a chi racconta o al contesto storico. Perciò, a seconda del disegnatore e dell’autore, nei fumetti può cambiare non solo la vicenda personale dell’eroe ma anche la sua personalità. Si vengono così a creare per i supereroi diverse “vite parallele” che possono essere lette o sulla stessa testata o in serie diverse. Ad esempio, nella serie Ultimate di Spiderman, cambia non solo l’origine dell’eroe (qui morso da un ragno geneticamente modificato e non più radioattivo) ma anche buona parte della sua vicenda “umana”: è infatti fidanzato da subito con M. J. Watson ed è un giovane web-designer, invece di un foto-reporter.

Anche nella mitologia classica la personalità del protagonista o la vicenda narrata cambiano a seconda dell’autore, come ad esempio si nota nelle versioni del mito di Medea, donna dall’amore disinteressato nella versione di Apollonio Rodio, strega vendicativa senza controllo in quella di Euripide; o ancora nel mito di Ifigenia, che in una versione viene immolata sull’altare mentre in un’altra viene salvata in extremis dalla dea Artemide.

Miti e fumetti condividono anche l’essere in qualche modo calati nella vita reale del pubblico. Le imprese mitiche, infatti, sono normalmente collocate in luoghi o dinamiche riconoscibili: basti solo pensare ai miti di fondazione di alcune importanti città da parte di eroi semidivini, come ad esempio la fondazione di Tebe ad opera dell’eroe Cadmo. Si trovano anche diverse rappresentazioni di molte istituzioni effettivamente operanti nel mondo classico: ad esempio quando, nelle Eumenidi, Oreste viene giudicato dall’Areopago, il tribunale ateniese di cui viene descritto l’effettivo funzionamento.

Anche nei mondi Marvel o DC Comics i riferimenti alla realtà del lettore sono continui e molti supereroi si muovono in città riconoscibili come New York o Los Angeles o in più fantasiose ma sempre “classiche metropoli americane” come nel caso di Gotham City. Si nota spesso anche la presenza di riferimenti alla vita politica contemporanea, ad esempio con la raffigurazione, sebbene mai del tutto chiara, del Presidente Obama nei numeri di alcune testate Marvel degli ultimi anni, o anche ad avvenimenti drammatici che hanno suscitato nei lettori, ma anche nei disegnatori, un profondo senso di impotenza, al punto che questo senso di debolezza viene esteso ai supereroi o “sfogato” su di loro. Esempio perfetto è il dialogo tra Thor e un uomo di New Orleans rimasto senza niente a causa dell’uragano Katrina, che accusa il dio del tuono e tutti i supereroi di non aver fatto niente per impedire che il disastro succedesse.

Anche la presenza di “avventure di gruppo” avvicina i due generi: sia che si tratti delle imprese degli Argonauti, formati da una cinquantina di eroi che sotto la guida di Giasone partono alla ricerca del Vello d’oro, o di quelle dei Vendicatori, gruppo di supereroi Marvel inizialmente nato per fronteggiare un impazzito Hulk.

In entrambi i casi, comunque, l’eroe o il supereroe svolge un ruolo di simbolo e si trova ad incarnare i valori e gli ideali di un popolo. C’è spesso una forte identificazione tra l’eroe e la sua città, o la sua nazione, come accade nei fumetti con Capitan America.

L’identificazione della città o della nazione con il suo supereroe, nei comics, non avviene però solo a livello “ideale” come nella mitologia classica, ma anche e soprattutto a livello “reale”.

Il supereroe per eccellenza nato per rappresentare i valori di un popolo, e quindi più vicino all’immagine e alla funzione dell’eroe classico, è Capitan America. Originariamente pensato per la propaganda contro il Nazismo e come simbolo degli ideali di libertà e giustizia americani affronta però negli anni ’60 una “crisi” di questa sua incarnazione “ideale”, per diventare un mezzo di denuncia delle discriminazioni sociali e fungere così da coscienza critica della “vera” America.

Questa importante differenza tra supereroi dei fumetti ed eroi dei miti classici mette in luce la caratterizzazione strettamente “moderna” dei primi che possono quindi sì essere considerati si una forma di mitologia a tutti gli effetti, ma profondamente connotata dalla contemporaneità.

 

Bianca Maria Nardin

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