C’era una volta Solletico

30/01/12 | Roba da ragazzi

C’era una volta Solletico. Si trattava di un programma televisivo, andato in onda dal 1994 al 2000, rivolto ai bambini dai 7 in su che copriva la fascia televisiva pomeridiana. Alternava cartoni animati tra i più classici, come I Pronipoti, Heidi, ad altri più “contemporanei” per il periodo di uscita come i Biker Mice o La Principessa Sissi. C’erano anche alcuni cartoni ispirati a classici della letteratura per ragazzi, sia romanzi, come il cartone di Sandokan, sia fumetti, come Le Avventure di Tin Tin.

Anche a livello di telefilm si passava da serial storici come Zorro del 1957, Lassie o addirittura Le Simpatiche Canaglie, a serie più recenti ad esempio Il Mondo Segreto di Alex Mack, che tratta le avventure di una ragazzina che acquista per caso dei superpoteri, o Crescere che Fatica.

I cartoni animati e le serie televisive si alternavano poi ad attività interattive con gli spettatori a casa, giochi in studio e rubriche dedicate alla cucina, ad esperimenti scientifici, al mondo degli animali o alle culture di vari paesi.

Oggi non c’è più Solletico. In compenso spopolano i telefilm presi da Disney Channel come Hannah Montana o Jonas L.A., o ancora Quelli dell’Intervallo o Zack e Cody al Grand Hotel.

La differenza più importante tra questo genere di telefilm per ragazzini e quello proposto da trasmissioni come Solletico, è che qui le ambientazioni sono molto più realistiche e riconoscibili.

Sono tutti ambientati nel mondo contemporaneo e in situazioni comuni come la scuola o la famiglia e, eccetto in pochi casi come I Maghi di Waverly, i protagonisti sono persone “normali”, senza poteri particolari. La caratteristica che li rende però “speciali” è di solito l’appartenere al mondo dello spettacolo, soprattutto della musica.

L’età degli attori e le ambientazioni permettono una forte e profonda identificazione tra gli spettatori e i personaggi rappresentati, ma anche tra spettatori e attori stessi.

Questo è possibile soprattutto perché in queste serie televisive si ha una sovrapposizione quasi totale tra la storia della serie e la “vera” vita degli attori che la interpretano. La serie Jonas L.A. romanza la vita dei veri fratelli Jonas che formano veramente un gruppo musicale che incide veri dischi e organizza veri tour mondiali. Miley Cyrus (cantante e attrice dall’età di dodici anni), che interpreta la cantante ragazzina Miley Stewart in Hannah Montana, ha iniziato a incidere le sue canzoni, estratte dalla colonna sonora del telefilm, con il nome del personaggio da lei interpretato prima di usare il proprio. Inoltre suo padre, Billy Ray Cyrus, interpreta suo padre nella serie, Robby Ray Stewart.

Va inoltre sottolineato che gli attori di questi telefilm si conoscono tutti a vicenda, dato che spesso compaiono gli uni nelle serie degli altri e che frequentemente si instaurano relazioni sentimentali tra loro.

L’universo Disney Channel si collega poi a quello del Teen Pop, un genere musicale indirizzato agli adolescenti, rappresentato dalle boy bands come i Back Street Boys o le Spice Girls, o da giovani cantanti.

Quasi tutti gli appartenenti a questa ultima categoria hanno militato nelle file del Mickey Mouse Club, ad esempio Britney Spears o Christina Aguilera, o in quelle di Disney Channel. Tra questi si hanno appunto i Jonas Brothers (Jonas L. A., Camp Rock), Miley Cyrus (Hannah Montana), Selena Gomez (I Maghi di Waverly), Hilary Duff (Lizzie McGuire, Lizze McGuire – da liceale a popstar), Vanessa Hudgens (High School Musical), Demi Lovato (Camp Rock), per citarne alcuni.

Questa identificazione dello spettatore sia nel protagonista che nell’attore, è facilitata poi dalla rappresentazione del mondo dello spettacolo come raggiungibile anche dai più giovani, grazie all’aiuto di altre trasmissioni di successo, come ad esempio X Factor, la cui ultima edizione è stata vinta da una ragazzina di 16 anni.

L’unione di questi fattori (telefilm, show televisivi, genere musicale) crea quindi anche un modello pervasivo in cui i giovani telespettatori possono facilmente identificarsi e verso il quale possono tendere, che funge in un certo senso da “spot pubblicitario” per il modello ancora più esteso rappresentato dalla vita degli attori stessi. Si ha quindi un passaggio per cui l’attore/cantante non è più il mezzo per un prodotto (un film, una canzone, dei gadgets), ma è lui stesso e il mondo a cui appartiene il prodotto finale del suo spettacolo.

Bianca Maria Nardin

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