Ci lascia Antonio Tabucchi, scrittore e professore universitario dell’Ateneo senese

Si è spento domenica 25 marzo a Lisbona all’età di 68 anni Antonio Tabucchi, scrittore originario di Vecchiano, in provincia di Pisa, ma anche professore universitario di letteratura portoghese nell’ateneo senese.

E’ stato proprio in quest’ultime vesti che mi è capitato di conoscerlo quando negli anni ’90 frequentavo Lettere e Filosofia a Siena e Tabucchi, assieme ad altri grandi nomi della letteratura, della storia dell’arte e di altre materie, rappresentava uno dei miti viventi della facoltà.  Ne leggevamo i romanzi, i testi e non ci sembrava vero che questi signori ci sfilassero davanti per i corridoi ogni giorno o che ci parlassero da dietro la cattedra durante le affollatissime lezioni. Eppure a dirla tutta questi miti erano persone normalissime, umili e molto disponibili con noi studenti.

Il ricordo più bello, malinconico e strettamente personale che ho di Antonio Tabucchi è quello legato al giorno della discussione della mia tesi di laurea in Storia dell’Arte Contemporanea, occasione in cui egli era seduto davanti a me assieme agli altri membri della commissione e come gli altri al momento della proclamazione a dottore in lettere mi strinse la mano. Oggi ho ripreso in mano le foto scattate quel caldo giorno di luglio…

Ai più Tabucchi è conosciuto come l’autore di “Sostiene Pereira” (Feltrinelli, 1994), romanzo vincitore del Premio Campiello, del Premio Scanno e del Premio Jean Monnet per la Letteratura Europea, il cui protagonista è diventato il simbolo della difesa della libertà d’informazione per gli oppositori politici di tutti i regimi antidemocratici. La storia è ambientata a Lisbona durante la dittatura di Salazar e narra le vicende di un giornalista obeso e cattolico che, dopo alcune avventure visute con il rivoluzionario di origini italiane Monteiro Rossi, diventa antifascista. Il regista Roberto Faenza ne ha tratto il film omonimo nel 1995 in cui ha affidato a Marcello Mastroianni la parte di Pereira e a Daniel Auteuil quella del dottor Cardoso.

L’amore per il Portogallo, ed in particolare per la sua capitale, dove era solito soggiornare per sei mesi all’anno assieme alla moglie di origini lusitane e ai figli, nasce in Tabucchi negli anni Sessanta, durante gli studi universitari, quando dopo una serie di viaggi per l’Europa soggiorna a Lisbona, sviluppando una passione per quel Paese e per la sua cultura. Una passione che lo ha portato a diventare il più grande critico e traduttore di Fernando Pessoa.

Parallelamente alla docenza universitaria, negli anni Settanta Antonio Tabucchi si dedica alla scrittura. Nel 1973 scrive “Piazza d’Italia” (Bompiani,1975), un tentativo di scrivere la storia dalla prospettiva dei perdenti, in questo caso una famiglia di anarchici toscani, nella tradizione di grandi scrittori italiani di un passato più o meno prossimo.

Nel 1978, anno in cui viene chiamato a insegnare all’Università di Genova, pubblica “Il piccolo naviglio” (Mondadori), per lungo tempo fuori commercio e introvabile fino alla riedizione nel 2011 ad opera di Feltrinelli. Nel 1981 pubblica “Il gioco del rovescio e altri racconti” (Il Saggiatore), seguito da “Donna di porto Pim” (Sellerio 1983). Il 1984 è l’anno del suo primo romanzo di grande successo, “Notturno indiano”.

Nel 1985 pubblica “Piccoli equivoci senza importanza” (Feltrinelli) e, nel 1986, “Il filo dell’orizzonte”. Anche in questo romanzo il protagonista, Spino, che cerca di dare un nome al cadavere di uno sconosciuto è il tipico personaggio sulle tracce di se stesso. Non si sa se questi personaggi riescano nel loro intento, ma nel corso della loro vita sono costretti ad affrontare l’immagine che gli altri restituiscono di loro. Anche da questo romanzo è stato tratto un film (1993) con la regia del portoghese Fernando Lopes.

Nel 1987, anno in cui pubblica “I volatili del Beato Angelico” (Sellerio) e “Pessoana Mínima” (Imprensa Nacional, Lisboa), riceve in Francia il Prix Médicis, per il miglior romanzo straniero con “Notturno indiano”. Nel 1988 scrive la commedia “I dialoghi mancati” (Feltrinelli).

Nel 1990 pubblica “Un baule pieno di gente. Scritti su Fernando Pessoa” (Feltrinelli) e l’anno successivo “L’angelo nero” (Feltrinelli 1991). Nel 1992 scrive in portoghese “Requiem”, un romanzo che più tardi verrà tradotto in italiano (Feltrinelli, vincitore del Premio P.E.N. Club italiano) e pubblica “Sogni di sogni” (Sellerio).

Nel 1997 scrive il romanzo “La testa perduta di Damasceno Monteiro”, basato sulla storia vera di un uomo, il cui corpo fu trovato in un parco. Si scoprì che l’uomo era stato assassinato in una stazione di polizia della Guardia Nazionale Repubblicana nei dintorni di Lisbona.

Nel 2001 Tabucchi pubblica “Si sta facendo sempre più tardi”, un romanzo epistolare. Diciassette lettere che celebrano il trionfo della parola, che come «messaggi nella bottiglia», non hanno destinatario, sono missive che l’autore ha indirizzato «a un fermo posta sconosciuto». Per questo libro gli viene attribuito nel 2002 il premio France Culture (la radio culturale francese) per la letteratura straniera.

Per molto tempo, a partire dal 1973, Tabucchi ha insegnato lingua e letteratura portoghese. E così amava definirsi, “un professore universitario”, sostenendo che per lui la scrittura non era una professione, “ma qualcosa che coinvolge i desideri, i sogni e la fantasia”.

 

Sara Paradisi

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