Resistere al dolore, una cattiva abitudine femminile

22/04/12 | Teatro

Una Lucrezia Lante della Rovere spumeggiante ed intensa quella di ieri sera al Teatro dei Leggieri di San Gimignano per “Malamore. Esercizi di resistenza al dolore”, piéce teatrale tratta dall’omonimo libro di Concita De Gregorio, testo che parla della violenza sulle donne.

La violenza è un fenomeno che riguarda le nostre strade ma assai più frequentemente la vita domestica. Infatti spesso si consuma tra persone che si conoscono, magari da lungo tempo, tra coppie consolidate, tra marito e moglie, ma anche tra familiari, tra padri e figlie, come tra nonni e nipoti. Si tratta di relazioni violente che durano nel tempo, a cui si potrebbe sfuggire, ma dalle quali resta difficile allontanarsi del tutto, sottrarsi con decisione.

Il regista Francesco Zecca sceglie un’unica attrice per rappresentare tante donne diverse, famose e non, che entrano a contatto con un amore malato, che vivono una relazione di sentimenti profondi e disturbati, nell’illusione di poter cambiare, di poter sopravvivere a se stesse e a chi le ama.

Un’unica voce per tante voci diverse, quelle di donne succubi di padri padroni costrette per sopravvivere a trovare rifugio nell’arte, come Louise Bourgeois, quelle di dodicenni vendute per soldi a trafficanti senza scrupoli e catapultate fuori dai loro sogni infantili, quelle di amanti sovrastate e prosciugate dall’ego incommensurato di geni dell’arte come Dora Maar, musa e compagna di Pablo Picasso, quelle di giovani escort costrette alla “vita” dal giovane fidanzato e allo stesso tempo anche a farsi carico di tutte le piccolezze del mondo maschile, quelle di bambine dal corpo seviziato solo per essere femmine e non maschi, quelle di tutte le donne che accecate dall’amore non si rendono conto del baratro in cui vanno gettandosi e da cui assai difficilmente riusciranno a sollevarsi.

Lucrezia Lante della Rovere attraverso i registri della commedia briosa, della fascinazione sensuale e romantica, del dramma e della disperazione incarna donne diverse per cultura, per età, per status sociale, per professione, ma tutte accomunate da un “malamore” che attanaglia loro l’anima, che le rende cieche e incapaci di reagire, ma da cui riescono a difendersi attraverso una inospettabile resistenza al dolore. Ci si dimentica che sul palco ci sia Lucrezia Lante della Rovere, al suo posto altre donne, altre persone che modulano la loro voce sulle note sapientemente dosate al pianoforte da Vicky Schaetzinger. Non un semplice accompagnamento musicale, ma una seconda voce narrante che enfatizza i toni e i sentimenti delle donne narrate da Lucrezia Lante della Rovere.

Un’ora e mezzo di immersione totale nell’universo femminile in cui il pubblico è chiamato a riflettere, talvolta inaspettatamente dalla stessa attrice che esce dalla dimensione soffusa e onirica della scena teatrale per aprirsi agli astanti, sul senso della violenza e dei cattivi sentimenti.

 

Sara Paradisi

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