Le sagre di primavera, alla scoperta dei tesori alimentari.

Primavera, tempo di giornate all’aria aperta, tempo di scampagnate e di prime gite al mare. Ma soprattutto tempo di sagre. All’affacciarsi dei primi raggi di sole, lungo tutto lo stivale è un proliferare di sagre e feste dedicate alle cose più svariate, un vero e proprio trionfo dell’agroalimentare, questo a confermare la vocazione mangereccia di tutto il bel paese, ma soprattutto la costante salvaguardia dei prodotti tipici e caratteristici di ogni regione.

Se l’Italia è conosciuta per le proprie bellezze storiche ed artistiche, infatti non da meno lo è per la tradizione culinaria e per i frutti della sua terra, vino ed olio in primis. Ogni regione, addirittura ogni città italiana ha i suoi cibi tradizionali, spesso prodotti IGP di alto valore artigianale, da difendere e da far conoscere come fossero monumenti o palazzi d’epoca. Il principio in fondo è lo stesso: se l’Italia ha un enorme patrimonio culturale da conservare, allo stesso modo ha delle tradizioni di cucina o degli alimenti da mantenere e diffondere.

C’è chi grida allo scandalo nel veder paragonate le bellezze del suolo italico ai prodotti della sua terra e chi inorridisce di fronte al continuo sorgere di sagre e feste dedicate ovunque, dove la gente si riversa per gustare le prelibatezze più svariate. D’altronde non possiamo negare che gran parte del turismo che dilaga in Italia è prettamente alimentare. Turisti autoctoni e stranieri non solo amano passeggiare fra centri storici e musei, spesso ad attrarre il loro interesse sono proprio i prodotti di una certa zona geografica.

Il turismo enogastronomico è sempre più fiorente, i tour operator che si dedicano alla valorizzazione del territorio attraverso la riscoperta dell’agroalimentare sono sempre più numerosi. La pratica della degustazione, una volta limitata esclusivamente al vino e ai suoi derivati, oggi si estende agli alimenti più disparati, dal pecorino ai salumi, dalle marmellate ai carciofi. Il tutto condotto nella più compita raffinatezza. Chef e addetti al settore propongono gli abbinamenti più impensati e riesumano dall’oblio cibi di antica tradizione che fino a ieri magari non avremmo mai messo in bocca. Cibi rozzi, poveri, contadini, che fanno parte della nostra storia vengono offerti sotto una nuova veste, per riscoprirne il sapore genuino e la prelibata semplicità. I tempi cambiano, la cucina si fa sempre più veloce e preconfezionata adattandosi ai ritmi frenetici della quotidianità. Ma è bello riscoprire la lentezza nella preparazione di certi piatti, i sapori semplici e autentici del proprio territorio, dimenticando per un giorno l’insalata in busta già pronta da condire o il surgelato da passare al microonde.

La Toscana è la regione dove, oltre ad uno sconfinato patrimonio artistico, si trovano una quantità e una tipologia infinita di prodotti alimentari intorno a cui ruotano tutta una serie di preparazioni di antica tradizione. Spesso si tratta di piatti poveri, come la trippa, il lampredotto o la ribollita, che i nostri contadini consumavano a fine giornata nelle proprie abitazioni e che adesso trattorie pluristellate propongono come si trattasse di caviale e champagne.

Il territorio senese presenta una grande varietà di prodotti a cui vengono dedicate feste e sagre, e questo soprattutto a primavera. Fra le più particolari sono da segnalare a fine aprile la festa del carciofo che ormai richiama gente da ogni dove a Chiusure, storico borgo delle Crete Senesi, a maggio la sagra del pecorino ad Asciano e la sagra dei pici sia a Radicofani che a San Casciano dei Bagni, paese che la terza domenica di giugno dedica una festa anche al “ciaffagnone”. A fine agosto si tiene l’ormai nota sagra della rana a Staggia Senese, ma anche la Fiera del Cacio a Pienza. Sotto Natale non resta che leccarsi i baffi con cavallucci e panforte…

 

 Sara Paradisi

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