Marlene Dietrich, una diva senza tempo.

Ricorrevano il 6 maggio venti anni dalla morte di una delle attrici più note del cinema di tutti i tempi, la diva per eccellenza, ovvero Marlene Dietrich. Donna sensuale, raffinata, ambigua, capace di esprimere tutta la propria femminilità sfoggiando anche i pantaloni, indumento negli anni Trenta ritenuto non consono alle attrici di cinema. L’immagine di diva di Marlene Dietrich era essenzialmente quella di una donna fatale, trasgressiva, dominatrice, altera e fiera, ma il tratto più originale era il rapporto duplice ed ambiguo che poteva avere con entrambi i sessi. Anche la Garbo era androgina (e forse anche bisessuale), ma il suo personaggio era più spirituale e psicologico. Marlene era invece “La donna che perfino le donne possono adorare“.

In virtù di ciò Marlene Dietrich è stata ed è tuttora una incontrastata icona gay, questo soprattutto in riferimento alla sua omosessualità, caratteristica invisa all’universo hollywodiano, ma che lei mai ritenne di dover celare. La Dietrich infatti non era molto discreta riguardo alle sue preferenze sessuali. Nei suoi film giocò spesso il ruolo di fredda e sardonica “donna fatale”, talvolta in abiti maschili, come nella vita. I suoi numerosi love affairs con donne e uomini erano pubblici, e poche altre attrici si sono meno preoccupate di tutelare la propria privacy.

Originaria di Schöneberg, dove era nata nel 1901,  a quattro anni iniziò a studiare il francese, l’inglese, il violino e il pianoforte, ma per uno strappo ai legamenti di un dito della mano dovette interrompere lo studio degli strumenti e si diplomò come cantante all’Accademia di Berlino.

Nel 1922 iniziò a calcare i palcoscenici dei teatri di Berlino (Großes Schauspielhaus Berlin) e lavorò con il regista Max Reinhardt, ottenendo piccole parti in alcuni film muti. Il 17 maggio 1923 sposò Rudolf Sieber, un aiuto regista, e un anno dopo nacque la figlia Maria Elisabeth. Nel 1929 arrivò la sua prima interpretazione da protagonista nel film “Die Frau nach der man sich sehnt”. Nell’ottobre dello stesso anno firmò il contratto per interpretare il film che le dette la fama e che la consacrò ad icona del cinema, “L’angelo azzurro”. Nel film la si vede atteggiasi con perversa sensualità ed interpretare la famosa canzone Lola Lola. In questo stesso periodo il regista Sternberg la convinse a farsi togliere quattro molari e la mise a dieta ferrea per darle un aspetto più “drammatico”.

Marlene Dietrich arrivò ad Hollywood il 2 aprile 1930 e la Paramount la mise in contrapposizione a Greta Garbo, la star scandinava della MGM. La diva tedesca aveva anche il dono del canto, il che le dava un vantaggio in più nel cinema sonoro. La Dietrich iniziò quindi a recitare in una serie di film memorabili girati dal suo regista di fiducia, Sternberg, e fotografata solo e soltanto da Rudolph Maté, che le creò quell’immagine di graffiante ma raffinata sensualità che la consegnò alla popolarità mondiale.

Il primo film americano fu Marocco (1930), in cui cantava due canzoni e che le valse la nomination all’Oscar come migliore attrice. In Marocco restò famosa la sua performance canora vestita da uomo e il bacio con una donna del pubblico, il primo bacio omosessuale della storia del cinema.

Dopo sette anni di permanenza negli USA ottenne la cittadinanza. Marlene, nonostante si sentisse profondamente legata alla sua identità tedesca (“Grazie a Dio, sono nata a Berlino” disse più volte) non perdonò mai alla Germania il regime nazista e anche se Goebbels e Hitler insistettero affinchè diventasse una delle grandi rappresentanti del nazismo, lei rifiutò sempre ogni proposta in tal senso. Infatti collaborò con gli Stati Uniti durante la seconda guerra mondiale e dal 1944 tenne spettacoli di intrattenimento per le truppe americane, portando la sua arte in Nord Africa e in Europa negli ospedali da campo: cantava con testo in inglese – e con indosso un’uniforme di sua creazione – la canzone tedesca Lili Marleen, che sarebbe poi diventata il suo inno. Dal 1954, quando la carriera cinematografica era in declino, si esibì in spettacoli in cui cantava le canzoni dei suoi film ed intratteneva il pubblico con monologhi estemporanei. Lo show fu portato in giro per tutto il mondo con grande successo e con lauti compensi. Ma alla fine degli anni cinquanta diede ancora due grandi prove d’attrice nei classici Testimone d’accusa di Billy Wilder e L’infernale Quinlan di Orson Welles. La sua ultima esibizione in pubblico ebbe luogo a Sydney, nel 1975.

Nel 1984 la Dietrich subì una frattura al femore, provocata da una caduta. Marlene morì dopo circa otto anni di immobilizzazione a letto, il 6 maggio 1992. La Dietrich venne sepolta il 16 maggio nel cimitero di Berlino, accanto alla madre.

 

Sara Paradisi

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