La terra trema. Il patrimonio storico-artistico crolla

22/05/12 | Società

Ancora non accennano a cessare le scosse di terremoto che da sabato notte stanno devastando l’Emilia Romagna in particolar modo il territorio compreso fra le province di Modena e Ferrara.  Un intenso sciame sismico comtinua a colpire numerosi paesi e città costringendo migliaia di persone a sfollare, ad abbandonare le proprie abitazioni cercando ripari di fortuna in macchina o presso le tendopoli allestite dalla Protezione Civile. Sette i morti, centinaia di feriti ed un patrimonio storico artistico che si sgretola andando incontro alla completa distruzione. I danni maggiori del terremoto che ha colpito l’Emilia si registrano soprattutto fra Sant’Agostino, nella provincia di Ferrara, e a Finale Emilia e San Felice sul Panaro, nella provincia di Modena, zone che si sono rivelate epicentro del violento sisma che ha presentato una magnitudo compresa fra 3.6 e 4. Era dalla metà del 1500 che non si manifestava un terremoto di tale portata nell’Emilia Romagna.

Sono andate distrutte chiese rinascimentali ma anche del Sei-Settecento, castelli, torri e rocche che in alcuni casi risalivano addirittura al tempo di Matilde di Canossa. Il bilancio dei danni, che coinvolge anche il centro storico rinascimentale di Ferrara, è approssimato ma già ora appare devastante. A Finale Emilia (MO) è crollata la trecentesca Torre dei Modenesi, mentrela Rocca Estenseche risaliva ai secoli XIII-XV ed era stata restaurata lo scorso anno presenta gravi danni.La Torredell’Orologio è ridotta ad un mozzicone, restano praticamente soltanto due mura d’angolo. Anche il Duomo e il seicentesco Palazzo Veneziani presentano dei danni. A San Felice sul Panaro la Rocca Estense del XIV-XV secolo sembra quasi bombardata, così come la chiesa principale che risale alla fine del Trecento. Danneggiata in modo forse irreparabile anche la cinquecentesca Torre dell’Orologio. A Ferrara hanno subito molti danni la chiesa di Santa Maria in Vado, quella di San Paolo, così come parecchi palazzi della zona centrale, quella delle costruzioni rinascimentali, dove ci sono stati molti crolli di sovrastrutture, tegole e infissi. Il Teatro Nuovo, edificato negli anni Venti del secolo scorso, è andato quasi del tutto devastato. Se dal capoluogo si va in provincia, l’elenco dei danni al patrimonio culturale è lunghissimo. Anche la provincia di Bologna, nella sua parte settentrionale, ha pagato un prezzo alto, presentando danneggiamenti di molte chiese e crolli di rocche storiche come la Torre del castello di Galeazza, letteralmente decapitata dal terremoto, e il castello di Ronchi.

Ma l’indignazione, la tristezza e il senso di impotenza dell’uomo di fronte ad una tragedia così immane non si limitano solo a considerare la perdite umane – sette i morti finora registrati- e quelle inerenti al patrimonio storico artistico. Ben più gravi danni registra infatti l’economia di una delle zone più fiorenti d’Italia sia nell’industria che nell’agricoltura. Infatti centinaia sono le aziende chiuse, come centinaia, forse migliaia, sono le persone che rischiano di perdere il alvoro. Nel modenese circa il 70% delle industrie ha registrato danni strutturali di entità media o grave che le hanno costrette a interrompere la produzione. In ambito agricolo si registrano crolli e lesioni degli edifici rurali (case, stalle, fienili e serre) danni ai macchinari, animali imprigionati sotto le macerie e oltre 400 mila forme di Parmigiano Reggiano e Grana Padano, cadute a terra per il crollo delle “scalere”, le grandi scaffalature di stagionatura che sono collassate sotto le scosse.

Un terremoto grave come quello dell’Emilia non può che richiamare alla mente due eventi simili, il sisma dell’Abruzzo del 2009 e quello dell’Umbria e delle Marche del 1997. Solo tre anni fa L’Aquila e gran parte dell’Abruzzo venivano colpiti da uno dei più violenti terremoti registrati in Italia, con una magnitudo di circa 6.3 della Scala Richter. Ben 308 i morti, circa 1600 feriti e 65.000 sfollati, l’80% del patrimonio artistico aquilano danenggiato e ben 45 fra monumenti, chiese e palazzi storici crollati o gravemente compromessi. Per capire l’intensità del fenomeno basta dire che quello de L’Aquila è il quinto terremoto più distruttivo in Italia in epoca contemporanea dai primi del Novecento a oggi.

Nel 1997 invece fu l’Italia centrale di Marche ed Umbria ad essere colpita da un terremoto di magnitudo 6.1. A subire la devastazione le città di Assisi, Foligno, Nocera Umbra, Fabriano, Serravalle di Chienti e Camerino. Le ferite più gravi subite dal patrimonio storico artistico furono quelle inferte alla Basilica di San Francesco di Assisi. Tutti gli italiani all’epoca rimasero duramente colpiti e sopraffatti dalle immagini riprese da una tv locale, Umbria TV, e trasmesse  a ripetizione dai telegiornali di tutto il mondo, riguardanti il crollo di una delle volte della Basilica superiore, sotto alle cui macerie rimasero uccise quattro persone, intente a valutare i danni subiti dalle scosse precedenti. Gli affreschi di Giotto e Cimabue avvolti da una nuvola di polvere e macerie sono tra le immagini più tristi e disarmanti che i nostri occhi abbiano mai dovuto subire, soprattutto se sommate alla disperazione e alla paura provate da migliaia di persone durante quei tragici eventi.

 

Sara Paradisi

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