Cosmopolis: un lento, lentissimo Ulysses in limousine

13/06/12 | Cinema

Un mattone pieno di citazioni letterarie, pesantissimo, che lascia indecisi se sentirsi stupidi o solo annoiati. Cronemberg mette in scena un film tratto dal romanzo di Don DeLillo, una profonda riflessione sul senso del denaro e sul futuro del capitalismo. Con un occhio alla recente caduta di Wall Street e un altro all’undici settembre, si segue il lentissimo viaggio di Eric Packer, giovane squalo della finanza, verso il suo parrucchiere, in una bottega fatiscente dall’altra parte della città.

Il regista ripropone i dialoghi del romanzo quasi alla lettera, la colonna sonora è praticamente assente, e anche se Pattinson è magnifico nella sua interpretazione, dopo la prima metà il film comincia a stancare. In città le strade sono intasate per una visita del Presidente, è in atto una specie di rivoluzione, e probabilmente c’è qualcuno che vuole ucciderlo, ma lui ha deciso di aggiustare il taglio, ed è abituato ad ottenere quello che vuole. L’enorme, candida limousine si mette in moto, e quasi tutto il film è ambientato al suo interno. In una sorta di Ulysses postmoderno, il viaggio viene ribaltato, Eric rimane praticamente immobile e il mondo si sposta intorno a lui.

Incontra analisti, controlla l’andamento delle borse da postazioni ipertecnologiche, si fa fare un check-up completo dal medico, tutto senza uscire dallo spazio inesistente della limu. Insoddisfatto da una moglie glaciale, alla quale lo lega un matrimonio un po’ in stile medioevo, per unire i patrimoni delle famiglie, si sfoga con varie donne in rapporti morbosi più che passionali. In un’assurda ansia di controllo, rifiuta l’idea che qualcosa non sia in suo potere, non sia riconducibile a schemi prevedibili.

Non c’è epifania, non ci sono certezze, il senso di straniamento dell’inizio non si scioglie avanzando nella trama. Il suo carattere, impermeabile alle emozioni, non subisce scosse neanche quando si trova di fronte al suo assassino, col quale in un finale molto aperto intrattiene una conversazione geniale ma poco godibile, perchè ci si arriva provati dalla lentezza delle scene precedenti.

Troppo legato al libro dal quale è tratto, un film raccontato, che sorprende all’inizio ma non si evolve, e alla fine lascia solo una sensazione di pesantezza indigesta, stucchevole.

 

Alberto Del Bono

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